TRA I CRISTIANI SENZA DIRITTI

BANGLADESH

In questo Paese essere cristiano significa non avere diritti. “Chi professa la nostra fede non ha vita facile”, spiega Padre Valoti, Superiore regionale dei Saveriani, che gestisce l’orfanotrofio maschile di Satkhira, mentre mostra la struttura. Oltre al pericolo concreto di rimanere uccisi per mano dei terroristi, i cristiani – come anche l’altra minoranza, gli indù – sono costretti a subire una serie di soprusi quotidiani. “Qui in Bangladesh si dice che tutte le religioni abbiano gli stessi diritti, ma poi in concreto succedono delle differenze”. 
 

Novembre 2016- © Fabio Polese

4_Bangladesh_Polese

Novembre 2016- © Fabio Polese

2_Bangladesh_Polese

Novembre 2016- © Fabio Polese

5_Bangladesh_Polese

Novembre 2016- © Fabio Polese

14_Bangladesh_Polese

Novembre 2016- © Fabio Polese

1_Bangladesh_Polese

Novembre 2016- © Fabio Polese

16_Bangladesh_Polese

Novembre 2016- © Fabio Polese

3_Bangladesh_Polese

Novembre 2016- © Fabio Polese

6_Bangladesh_Polese

Novembre 2016- © Fabio Polese

7_Bangladesh_Polese

Novembre 2016- © Fabio Polese

8_Bangladesh_Polese

Novembre 2016- © Fabio Polese

9_Bangladesh_Polese

Novembre 2016- © Fabio Polese

11_Bangladesh_Polese

Novembre 2016- © Fabio Polese

12_Bangladesh_Polese

Novembre 2016- © Fabio Polese

15_Bangladesh_Polese

Novembre 2016- © Fabio Polese

13_Bangladesh_Polese

Novembre 2016- © Fabio Polese

17_Bangladesh_Polese

Novembre 2016- © Fabio Polese

18_Bangladesh_Polese

Novembre 2016- © Fabio Polese

IL BORDELLO DI TANGAIL

19_Bangladesh_Polese

Novembre 2016 - © Fabio Polese

tangail1

Novembre 2016 - © Fabio Polese

20_Bangladesh_Polese

Novembre 2016 - © Fabio Polese

tangail

Novembre 2016 - © Fabio Polese

23_Bangladesh_Polese

Novembre 2016 - © Fabio Polese

22_Bangladesh_Polese

Novembre 2016 - © Fabio Polese

tangail2

Novembre 2016 - © Fabio Polese

21_Bangladesh_Polese

Novembre 2016 - © Fabio Polese

Novanta chilometri dalla capitale Dacca. Tre ore di macchina verso nord. Siamo a Kandapara, quartiere a luci rosse di Tangail. Una città nella città, fatta di baracche dove circa ottocento ragazze, tra droga e povertà, si vendono al miglior offerente. In Bangladesh la prostituzione è stata legalizzata nel 2000, ma ha origini molto più antiche. È un’eredità del dominio inglese e i bordelli sono aperti da tantissimi anni. Questo è il secondo più grande del Paese. Quelli regolari, ovvero riconosciuti dalle autorità, sono una ventina. Per la legge dovrebbero lavorarci solo ragazze dai 18 ai 55 anni. Ma nella realtà non è così. Ci si accorge immediatamente quando si varca uno dei cancelli in lamiera che ti porta all’interno. Tante sono giovanissime. Le ragazze guardano incuriosite, alcune sorridono. Le loro storie, però, raccontano una vita in bianco e nero. Molte sono nate nel bordello. Figlie di sex workers, non sono mai uscite da quel muro che le separa dal resto del mondo. 

 

Novembre 2016 - © Fabio Polese

© 2019 Fabio Polese

fabiopolesefoto@gmail.com | (+66) 955782377 - WhatsApp (+39) 346.8872982 | P.I. 03487840542

  • Facebook
  • Twitter
  • Instagram - Black Circle
  • Google+ - Black Circle
  • YouTube - Black Circle