Il monaco della foresta e i tatuaggi magici

Aggiornato il: 24 gen 2019

L'incontro con Kruba Teainchai, un maestro molto venerato, che da oltre vent'anni vive nel tempio Mae Takrai e da alcuni anni realizza i Sak Yant



Parto di buon mattino. Il sole è sorto da un po'. I chilometri che devo percorrere non sono tanti, ma voglio arrivare presto. Destinazione il tempio Mae Takrai – costruito circa cento anni fa e conosciuto dagli abitanti locali per il suo Hell Garden, una delle poche rappresentazioni dell'inferno nella visione buddista – ad un'ora di macchina da Chiang Mai, tra le montagne e la foresta del nord della Thailandia.


Il viaggio scorre veloce. Tutto intorno, la natura. Alcuni contadini si stanno recando alle risaie. Li osservo. Mentre altri monaci hanno appena finito di ricevere le offerte dai fedeli e stanno tornando nei loro templi. Questo rito si chiama tambum e serve per rinsaldare il legame tra i religiosi e la popolazione, dando la possibilità ai laici di «praticare la perfezione della generosità», come antidoto all’avidità, che nel buddismo viene considerato uno dei peggiori mali interiori.


Sto andando al Wat Mae Takrai per incontrare Kruba Teainchai, un monaco molto venerato. Da oltre vent'anni vive nel tempio, ma soprattutto da alcuni anni realizza i Sak Yant – o Yantra –, ovvero i tatuaggi sacri thai, che fondono magia e simbologia religiosa. Da più di tre anni, con l'intento di realizzarne un libro (work in progress, stay tuned!), sono alla ricerca dei maestri di questa antica arte.


Originariamente indossati dai guerrieri, i Sak Yant hanno un alto valore spirituale ed una tradizione antichissima. Secondo la cultura thai, sarebbero un collegamento tra il mondo fisico e quello degli spiriti, in grado anche di poter determinare o modificare il corso della propria esistenza. Possono tatuare solo gli Ajarn – i maestri – e possono essere sia religiosi sia laici, l'importante è che abbiano concluso un percorso con un maestro più anziano.



Per realizzare un tatuaggio magico, gli Ajarn utilizzano una lunga asta metallica appuntita che è chiamata Sak Mai, con la quale iniettano l’inchiostro sotto pelle. L'inchiostro, in origine, era ricavato dal sangue dei serpenti e da alcune tipologie di piante, anche velenose. Le raffigurazioni sono diverse, ma tutte legate alla simbologia asiatica e buddista e circondate da preghiere scritte in sanscrito. Alcuni disegni sono fatti specificatamente per dare coraggio e sono utilizzati soprattutto dalle forze speciali e dai fighters della Muay Thai. Altre composizioni porterebbero fortuna. Altre ancora soldi, lavoro e amore. Ogni simbolo ha un significato ben definito e alcuni sarebbero più potenti di altri.


Quando arrivo al tempio, Kruba Teainchai mi accoglie e mi porta subito nella sala destinata ai tatuaggi. Prima di iniziare accende gli incensi e prega. La stanza è piena di antiche maschere che rappresentano gli antenati, tutte collegate tra loro attraverso un filo bianco, chiamato sai sin. «Serve per rimanere in contatto con i nostri predecessori», mi dice il monaco-maestro. Dopo alcune domande di rito, su chi sono e cosa ci faccio in Thailandia, iniziamo a parlare dei Sak Yant.


«I tatuaggi sacri sono diffusi in tutte le categorie sociali, l'importante è che chi si fa uno Yantra dovrà seguire per sempre alcune regole», mi spiega Kruba Teainchai, che completamente ricoperto di questi simboli sacri che lui stesso si è fatto. «Le regole sono: non uccidere, non rubare, non desiderare la persona amata di qualcun altro e non tradire la persona con cui stai, non mentire, non intossicare il tuo corpo, non insultare le madri in generale inclusa la propria». Oltre a queste, però, ogni maestro può aggiungerne altre da dover rispettare. «Se si trasgrediscono – precisa il religioso – il tatuaggio perderà il suo potere e quello che ti sei tatuato potrebbe impossessarsi di te».


Il maestro puntualizza poi che i Sak Yant non sono una moda.

«Ovunque in Thailandia è possibile farselo fare in un comodo negozio di tatuaggi, ma gli Yantra sono ben altro e vanno portati con rispetto».

Al contrario della tendenza moderna, sempre più alla ricerca affannosa dell'estetica che si dimentica delle tradizioni, questi tatuaggi hanno un valore spirituale altissimo. E qui in Thailandia, dove si vive di religione, simboli e miti e dove si respira ovunque qualcosa di mistico, è ancora più chiaro.

L'intervista integrale a Kruba Teainchai sarà nel mio libro dedicato ai Sak Yant di prossima pubblicazione.

© 2019 Fabio Polese

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