In un libro trent'anni di guerra

Fausto Biloslavo e Gian Micalessin raccontano tre decenni di conflitti visti con i propri occhi in giro per il mondo



Raccontare i conflitti del mondo. Quelli lontani, dimenticati, sconosciuti. E quelli più vicini. Dall'Afghanistan alla Birmania, dall'Ucraina alla ex Jugoslavia. Dall'Africa fino al Medio Oriente. Al seguito di guerriglie, eserciti e soldati di ventura. Nel deserto o tra la fitta vegetazione della giungla. Tra speranze, violenze e sogni.


È quello che da più di trent'anni fanno Fausto Biloslavo e Gian Micalessin. Spinti dalla passione per il reportage e dal gusto per l’avventura, hanno visto la morte ad un passo, hanno pianto amici e colleghi meno fortunati e hanno vissuto sulla propria pelle esperienze dolorose che hanno avuto la forza di raccontare.


Grazie a loro ho conosciuto storie che mai avrei pensato esistessero. E, sempre grazie a loro, affascinato da quello che scrivono, ho iniziato anche io ad andare in giro per il mondo. Per provare a narrare guerre e popoli.


Oggi, molti dei loro lavori sono raccolti in un libro: Guerra, guerra, guerra. Trent'anni di conflitti, vita e morte nelle parole e nelle emozioni di due reporter (Mondadori, 2018). Un volume che, nonostante le 254 pagine, si legge tutto d'un fiato. Capitolo dopo capitolo, si sente il frastuono delle battaglie, il rumore martellante dei proiettili e quello sordo delle granate. Si possono vedere negli occhi mercenari e criminali responsabili di atroci delitti, ma anche soldati coraggiosi che combattono per la libertà.


Nel libro si parla dal dramma dei bambini costretti a imbracciare un fucile fin dai primi anni di vita e di altri che sono riusciti a salvarsi dall'orrore della guerra. Si ascoltano le parole di chi è pronto a immolarsi per un ideale e le prime frasi pronunciate da un fotografo dopo un mese e mezzo di prigionia in Cecenia. Fausto e Gian fanno sentire la paura nella voce tremante di un'inviata che sta documentando l'epidemia del virus Ebola nello Zaire. Ma non solo. Pagina dopo pagina, si capisce che cosa vuol dire essere circondati della morte.

E si riesce a sentire anche «l'odore penetrante e quasi eccitante della polvere da sparo, quello dolciastro del sangue dei feriti, quello del sudore e degli escrementi che ogni soldato si porta in battaglia».

Guerra, guerra, guerra è avvincente, anche perchè scritto senza retorica. Un libro autentico, da leggere e conservare.


© 2019 Fabio Polese

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