La Thailandia e i serpenti, leggende e tradizioni

Ogni rettile potrebbe essere la rappresentazione dello spirito Naga, il guardiano che, secondo la mitologia induista e buddista, tiene lontane le anime cattive e dispensa tesori


Aprile 2018, Bangkok - © www.fabiopolesereporter.org

La Thailandia è terra di credenze e tabù. E nonostante alcune specie di serpenti siano molto pericolose, gran parte dei thai crede che questi seducenti animali possano diffondere ricchezze e buona salute. Gli abitanti dei più inaccessibili villaggi chiamano il cobra reale “il serpente angelo”, trovando in esso manifestazione di esseri sovrannaturali. Attribuiscono a questi rettili qualità magiche, come la capacità di apparire e scomparire, o di trasformarsi in esseri umani. È anche diffusa la convinzione che gli spiriti dei serpenti possano comunicare tra loro.


Un'antica leggenda, persistente tra la popolazione, vuole che quando si avvisti un serpente sul proprio cammino non si debba fuggire, ma fermarsi a osservarlo. In quel momento, basterà sfiorare il proprio portafogli ed esprimere un desiderio, affinché esso si avveri in un brevissimo lasso di tempo.


Secondo la tradizione, infatti, ogni rettile potrebbe essere la rappresentazione dello spirito Naga, il guardiano che, secondo la mitologia induista e buddista, tiene lontane le anime cattive e dispensa tesori. Il mito narra che Mucalinda, re dei Naga, riparò il Buddha da una terribile tempesta durata sette giorni e sette notti, in modo da consentirgli di proseguire indisturbato la meditazione. Proprio per questo motivo non è difficile trovare raffigurazioni di serpenti – con una o più teste, ma sempre in numero dispari – quasi ovunque, soprattutto nei Wat, i templi buddisti, dove la creatura svolge un importante ruolo di protezione. Spesso le loro rappresentazioni ci accolgono all’ingresso dei luoghi di culto, all’imboccare delle imponenti scalinate. Nei manufatti artistici di dimensioni più o meno imponenti, dalle antiche iconografie alle rese più contemporanee, le fattezze del Naga compaiono nell’abbracciare il Buddha: le sue spirali gli fanno da cuscino, le sue teste gli sovrastano il capo.


Lontane leggende narrano come il Naga avrebbe mutato il suo aspetto, diventando uomo per farsi monaco. Cosí, ancora oggi, durante le celebrazioni di investitura monacale, gli aspiranti religiosi osservano l’obbligo di dichiarare la propria natura umana o meno. Altre storie riferiscono del potere dei Naga di controllare le piogge, e con esso quello di influire sulla prosperità dei raccolti. Altre ancora narrano che gli stessi Naga sarebbero custodi dei tesori della terra e delle acque, dalle pietre preziose ai cristalli, dall’oro all’argento, fino alle perle.


Tra le manifestazioni che legano la popolazione thailandese alle immagini dei rettili, non mancano quelle oniriche. Sognare un serpente, immobile di fronte a sè, sarebbe indice di una grande e vicinissima ricchezza. Imbattersi in uno di questi animali, esserne avvinti o persino venirne morsi, significherebbe per l’individuo il sopraggiungere dell’incontro con la propria anima gemella. Per una donna, il sogno di esserne schiacciata sarebbe foriero dell’imminente matrimonio.


In ognuna di queste feconde rivelazioni notturne, tuttavia, è necessario che l’animale sia grande e variopinto, quasi magico, incantato. Un esemplare privo di colore, se non completamente nero, annuncerebbe infatti l’approssimarsi di una sfortuna incontrovertibile nella vita del sognatore. Ma qui in Thailandia, ne sono certo, questo non può che succedere molto raramente.

© 2019 Fabio Polese

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